Dell’album di Antoinette (amica di Marcel)

Sì, lo abbiamo fatto tutti.  E almeno una volta nella vita. Ma tu te ne vergogni. Parlarne si sa, non è facile (dei guilty pleasures non sempre si riesce. Non sarebbero guilty). Ma qui puoi, non preoccuparti.

Scusa, ma di cosa mi dovrei vergognare?

Ma come! Del questionario di Proust. Non lo vuoi ammettere, ma ti sei divertito a leggere le risposte (non certo quelle originali del tuo Marcel, ma quelle di improbabili celebrities e starlette). O addirittura a farti da solo le domande.

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Le risposte di Marcel nell’album di Antoinette

 

Così come non puoi ammettere che la Recherche – che sì lo ripeti da sempre, adori e hai divorato (quella che non si legge, ma si ri-legge) – beh, tu non l’hai mai letta. E quella maledetta madeleine sulla bocca di tutti, ti è andata di traverso. Anche dopo una tazza di tè (al tiglio per giunta). Noi sei il solo. E c’è pure un rimedio: puoi recuperare in fretta con l’aiuto di Marielle Lucie Clémenti e il suo spassosissimo Comment devenir proustien sans lire Proust.

A me invece le riviste femminili sono sempre piaciute e in particolare quelle con i questionari estivi. Anni Novanta, sotto l’ombrellone e nessuna protezione (solare), a scoprire con l’amica del cuore se: “Il tuo è vero amore?” ; “Storia a distanza, sai gestirla?”;”Quanto sei gelosa”. Le risposte rigorosamente a matita. In teoria perché tutti potessero ri-farlo, in pratica perché nessuno sapesse. Sorseggiando un diabetico Estathé, se eri a dieta, o divorando un Maxibon, sognando Accorsi (è così che la madeleine si è fatta postmoderna: il bio non esisteva e le confezioni erano in plastica doc). Insomma sì, mi piacevano e mi piacciono i nipotini trash del questionario di Proust.

Ma tu che sei un intellettuale e che Proust lo chiami Marcel, non puoi. Anzi devi dire che il genere, sì –  perché il questionario di Proust è diventato un genere giornalistico pop con molteplici varianti, anche televisive (la vita è un sogno o i sogni aiutano a vivere meglio) –  non lo puoi soffrire. Un formulario di stupide domande simil-esistenziali che genera risposte banali, preconfezionate. Certo, a te interessa solo l’originale e per sostenere che lui (ora lo chiami Proust) è irripetibile nel dare risposte intelligenti a quesiti idioti – e lo scandisci compiaciuto. Anche se poi – ti ricordo – a diventare un totem sono state le domande (certo, grazie alle risposte).

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La villa dei Faure a Le Havre, acquistata nel 1890

E allora mi incuriosisco. E scopro che tutto successe una domenica di settembre del 1887 nella città portuale di Le Havre, quando Antoinette Faure, sempre ricordata come la figlia del futuro presidente francese Félix Faure (sì, quello morto… in circostanze poco chiare o forse troppo) chiese al suo amico d’infanzia Marcel, allora sedicenne, di compilare un questionario. Una serie di domande formali prestampate in inglese sulle pagine di un album: “Confessions. An Album to record Thoughts, Feelings, & c.”. Un gioco di società, alla moda nell’Europa borghese di fine Ottocento.  Antoinette avrebbe passato il volume alle amiche e agli amici suoi coetanei, raccogliendo i loro commenti come una sorta di souvenir. E sempre Antoinette avrebbe poi conservato con cura il prezioso album, ritrovato solo più tardi dal figlio, lo psicanalista André Berge, che lo fece pubblicare su una rivista letteraria nel 1924. E conoscere così al mondo.

Se vuoi saperne di più sull’intera vicenda, in parte già nota, ti suggerisco Une jeunesse de Marcel Proust, un bel libro di Évelyne Bloch-Dano. La scrittrice ha il merito di aver sfogliato l’intero album, a differenza di chi le risposte del giovane Proust (già ampiamente commentate) non le ha mai contestualizzate né confrontate. Certo, nulla di nuovo: si conferma la sua diversità e precocità. Ma Bloch-Dano è riuscita a identificare gran parte degli altri amici di Antoinette che hanno preso parte al gioco. E attraverso i loro sogni, le loro preferenze, i loro gusti emerge un mondo: quello delle giovani ragazze borghesi (pochi i ragazzi) della Francia-Belle Époque. Insomma il ritratto di una generazione, la generazione di Marcel Proust.

E poi torni tu con… ma questo blog non doveva occuparsi di scrittura biografica e bla bla bla? e qui si parla dell’album di Antoinette? che poi è il questionario di Proust? Sì, lo so. Ma in chiusura Bloch-Dano, che in più occasioni si è misurata con la scrittura biografica (come, e non a caso, con Madame Proust) suggerisce:

Je me demande finalement si le sujet de mon livre n’est pas là, dans cette quête d’une adolescence enfuie. Les biographes passent leur temps à faire revivre les disparus. Chaque nouveau personnage est une victoire sur la vie. Ou sur la mort? Sans doute y a-t-il derrière cette obsession un néant que nous cherchons à repeupler. De quelles adolescentes effacées par l’Histoire, dans mon récit familial, les filles du Havre sont-elles les fantômes?

E noi lettori di biografie e questionari altrui, chi decidiamo di riportare in vita? quali fantasmi (cancellati dalla Storia)?

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