Dopo i Santi… ci sono i Morti. E spunta un pappagallo. Il pappagallo di Flaubert

Dopo i Santi… vengono i Morti.

No. Perdonami, prima muori e poi… se è il caso… ti fanno santo. E raramente subito.

Ma che c’entra! Dopo la festa di Ognissanti c’è sempre la Commemorazione dei defunti. Questo volevo dire.

E quindi?

E quindi… era un modo come un altro per iniziare a parlare di agiografia. Del suo ruolo nella scrittura biografica. Sai cosa significa? Deriva da…

Ommiddio! Il greco no… e poi anche i santi! È troppo. Basta con ste biografie… ma che ci trovi? Hanno tutte lo stesso finale!

Beh, non è sempre così.

In che senso? Non mi vorrai dire che tra i tuoi livres de chevet c’è la Storia del Capitano e I diari segreti di Beyoncé?

Non necessariamente. Non esistono solo loro.

Non vorrei spoilerare, ma il finale, sai… è sempre lo stesso. Sì, è vero. C’è anche la resurrezione. Ma, come dire, non è… da tutti.

Miscredente.

Non proprio. Piuttosto… vabbè, cosa volevi dire?

Ti interessa allora?

L’importante è che interessi a qualcuno. Ma temo… siate davvero in pochi.
Ma già che è il giorno dei morti, che l’epidemia divampa, che manca poco al lockdown… facciamoci del male! Dimmi, dai…

Ecco, mi hai confuso. Non ricordo più… ah sì, volevo iniziare… sì, parlando delle vite esemplari, sai encomi e panegirici, quella roba lì, classica. Per poi continuare con le vite dei santi, quelle che hanno imperversato per secoli. Magari un cenno a Sant’Agostino, alle sue Confessioni. Poi passare al Rinascimento, con le Vite del Vasari e proseguire con il Settecento, con i suoi ritratti vividi, realistici. Mettendoci dentro anche Rousseau. E poi le ‘Lives and Letters’ vittoriane, quelle dove nessuno faceva… no anzi nessuno pensava al sesso… e poi gli esperimenti modernisti… e quindi Lytton Strachey, Virginia Woolf…

E poi… e poi… fermaaaa! Per carità! Una storia della biografia? Ma per favore, lascia stare. Dai retta a me… non sei in grado, insomma… vuoi fartelo proprio dire? Non hai la cultura. Ebbene sì. E per cose come queste c’è già Wikipedia. Che poi, guarda… ti dirò, la voce biography, in lingua inglese, non è così male. L’hai letta?

Veramente… non ancora.

Ecco , appunto. Lascia perdere.

Dici sia il caso?

Dico sia il caso di iniziare altre letture.

Tipo?

Per esempio Il pappagallo di Flaubert di Julian Barnes.

Cos’è? Un comfort book per la reclusione imminente?

Potrebbe…

Un romanzo?

In un certo senso. Ma l’autore, inglese, mischia i generi e gli stili. Dalla cronologia al bestiario, dai quesiti d’esame al saggio critico, dal…

Raffinato…

Spudoratamente. Ma leggibile e spassoso.

E che c’entra?

C’entra eccome. È la storia di Geoffrey Braithwaite, un medico inglese in pensione, vedovo, in visita ai luoghi del suo autore di culto: Gustave Flaubert. Nel corso del viaggio si imbatte in un pappagallo impagliato che pare avrebbe ispirato la stesura del racconto Un coeur simple.

E quindi?

E quindi Braithwaite si lancia alla ricerca della verità. Dell’esemplare autentico. Di pappagallo intendo. E quindi… del possibile frammento di verità sugli amori, gli amici, le passioni, i vizi, le meschinità insomma la vita del maestro francese.

E lo trova?

Cosa?

Il pappagallo?!

Ma che ti importa!

E vabbè. Un po’ scontato dai. Biography as art. Un romanzo che ha per oggetto la biografia. Che di fatto smonta la vecchia e obsoleta presunzione del genere di essere resoconto oggettivo di un’esistenza.  Nulla di nuovo sai, dopo Orlando di Virginia.

Certo, mai nulla di nuovo. Ma Barnes aggiunge un’immagine per un genere sempre più indefinibile e sfuggente. La biografia diventa una rete da pesca. Di norma, si direbbe che è uno strumento a maglie per catturare pesci ma si potrebbe anche definire come una collezione di buchi tenuti insieme da uno spago. Chi scrive biografie getta la rete, che poi si riempie. Di cosa? Di pesci presumibilmente. Quindi la issa a bordo e seleziona, rigetta in mare, filetta, vende. E quello che non cattura?

Dopo i Santi, sì vengono i Morti. Certo. (Dopo l’agiografia e molto, molto altro ancora, la condanna a morte del genere). Ma qualcosa rimane…

Rimane l’avanzo impagliato di una verità inattingibile.
Rimane la storia di Braithwaite intrecciata con le grandi invenzioni della letteratura.
Rimane un soggetto che decide di confondere le acque.

3 Comments

  1. Mentre leggevo Mary e il suo alter ego sono salita su una giostra e la testa mi girava libera, la mente non si attanagliava a nessuna certezza ed ero ebbra di felicità perché tutto può succedere…

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